Rinasce il Campanile della Pietrasanta

Di Raffaele Iovine:
Napoli il passato non passa. Si nasconde, si sovrappone, qualche volta riemerge. Il Campanile della Pietrasanta lo dimostra in maniera quasi sorprendente. Restituito alla città dopo un accuratissimo restauro, conserva nella propria struttura elementi provenienti da edifici più antichi. Avendo lo sguardo per ammirarne l’imponente struttura in laterizio, con le sue finestre bifore divise da eleganti colonnine di marmo, scopriamo che sotto quelle pietre c’è molto più di una chiesa medievale. La tradizione colloca infatti in quest’area un antico tempio dedicato ad Artemide, la dea greca poi assimilata alla Diana romana. Siamo nel centro di Neapolis, in uno dei luoghi nei quali la città antica e quella cristiana si sono incontrate e sovrapposte. Poi arrivò Pomponio, vescovo di Napoli, e con lui la fondazione della basilica della Pietrasanta. Ma il passaggio dal mondo pagano a quello cristiano non fu raccontato soltanto attraverso la storia. Entrò nella leggenda. Si racconta che un enorme maiale nero, apparizione del diavolo, terrorizzasse gli abitanti della zona. Pomponio avrebbe ricevuto in sogno dalla Madonna l’indicazione di costruire proprio lì la nuova chiesa, vincendo così la presenza infernale.

Il diavolo, naturalmente, non c’è mai stato, ma la leggenda dice qualcosa di vero sulla memoria dei luoghi: quando cambia una civiltà, ciò che viene prima non scompare necessariamente. Può trasformarsi in racconto, in simbolo, in paura. Ed è esattamente ciò che è accaduto alla Pietrasanta.

Il campanile è una straordinaria macchina del tempo. Nella sua struttura sono stati riutilizzati materiali di epoca romana, frammenti architettonici e persino una traccia inattesa della vita quotidiana degli antichi: un’incisione riconducibile al ludus latrunculorum, il gioco da tavola a scacchiera caro a Cicerone. Le pietre di una città sono diventate le pietre della città successiva.

Anche sotto la basilica, il passato continua a riaffiorare, con le tracce delle antiche infrastrutture idrauliche. E questa è la forza più affascinante: qui la storia non è una successione di epoche separate. È una stratificazione. Ogni epoca ha lasciato qualcosa di sé dentro quella successiva. È una delle ragioni per cui Napoli è così difficile da raccontare e così impossibile da esaurire.

Il restauro del campanile più antico della città, dunque, non restituisce soltanto una torre, restituisce leggibilità a un pezzo della memoria della città. Se lo si guarda con attenzione, si può immaginare tutto ciò che è passato da queste mura: la dea antica, la città greca, Roma, il cristianesimo, la paura del diavolo, le generazioni che hanno costruito sopra ciò che avevano trovato sotto. E forse è proprio questa la lezione della Pietrasanta. A Napoli il tempo non cancella: incorpora. Il diavolo della leggenda è scomparso da secoli. Artemide appartiene a un mondo ancora più lontano. Ma il luogo è rimasto. E ora, con il campanile restaurato, torna a parlare. Non racconta soltanto ciò che Napoli è stata. Racconta come Napoli è diventata Napoli.